Al vertice tra Donald Trump e Xi Jinping tenutosi a maggio a Pechino, il presidente cinese avrebbe detto al suo omologo statunitense che Vladimir Putin «potrebbe finire per pentirsi» dell’invasione dell’Ucraina. Questa rivelazione è al tempo stesso incoraggiante e sconfortante. Il sostegno della Cina alla Russia è stato un fattore decisivo nel mantenere la guerra in corso e un cambiamento di atteggiamento a Pechino, se davvero dovesse concretizzarsi, avrebbe implicazioni profonde. L’aspetto più inquietante è che questa non è mai stata una posizione esplicita dell’Europa, dove quel «potrebbe» avrebbe dovuto essere sostituito da un «sarà» e tradotto in azione già nel 2022, se non nel 2014, quando la Russia ha invaso per la prima volta l’Ucraina.

Ogni osservatore informato e onesto della guerra sa che la responsabilità del conflitto è esclusivamente di Mosca. Non della sovranità ucraina. Non di presunte provocazioni immaginarie. E certamente non della cosiddetta «espansione della Nato». Questa espressione tossica è stata inventata al Cremlino e attribuisce falsamente l’iniziativa a un’alleanza difensiva, storicamente riluttante ad accettare nuovi membri, invece che agli Stati sovrani che vi hanno aderito perché, sulla base della loro storia, conoscevano bene la minaccia russa. È stato l’ethos imperiale russo a scegliere la guerra – torneremo su questo punto – e Putin si è trovato al comando nel momento in cui essa è stata intrapresa.