Lo Zar apre al dialogo ma promette raid violenti sull'Ucraina. Che continua con attacchi in profondità

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Qualcosa sta cambiando. Ma sta cambiando in maniera così netta che le conseguenze di questo cambiamento si prestano a un doppio scenario. I fatti. L'Ucraina ha rialzato la testa, colpisce la Russia in profondità e mette in seria difficoltà l'esercito russo. Che a sua volta fatica ad avanzare, anzi, perde terreno, mentre il Paese sta giorno dopo giorno accusando le conseguenze di una crisi economica pesantissima per un conflitto che, nelle previsioni del Cremlino, sarebbe dovuto durare il tempo di un amen. Di qui, le possibili conseguenze: o la Russia accetta di trattare constatando quanto sta accadendo e limitando così i danni, oppure sceglie di alzare la posta dando il via ad attacchi sempre più indiscriminati sui civili ucraini come da tempo sta facendo. E le parole che arrivano da Mosca e da Kiev tengono aperti entrambi gli scenari.Vladimir Putin è tornato a parlare come spesso accade sostenendo tesi ambigue e in apparente contraddizione. Prima l'ammissione, anche se velata, delle inaspettate difficoltà: «La Russia non sta avanzando con la rapidità che vorremmo, ma ogni giorno avanza gradualmente». Poi, l'apparente, anche se parziale, apertura. «Siamo d'accordo a negoziare, ma solo tenendo conto dei nostri interessi nazionali. E non solo quelli di oggi, ma anche quelli a lungo termine, storici». Ancora dopo, l'affermazione di forza. «Nessuno è mai stato in grado di infliggere una sconfitta strategica alla Russia, né mai ci riuscirà. La Russia si trova quasi da sola contro l'intero cosiddetto Occidente collettivo». Infine la solita, puntuale e immancabile minaccia. «La Russia intensificherà gli attacchi contro le infrastrutture ucraine, per scoraggiare le forze di Kiev. Considerato ciò che stanno facendo, dobbiamo, e questo è il nostro prossimo compito, rispondere in modo appropriato. E lo stiamo facendo. E intensificheremo i nostri attacchi contro le infrastrutture nemiche per scoraggiarli dall'attaccare le nostre strutture civili», quasi come se gli attacchi di Kiev non fossero risposte a quelli di Mosca ma arrivassero dal nulla.