Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUn duro j’accuse all’Europa: «Ci porta a sbattere». Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica, ha un diavolo per capello. Non solo le imprese del comparto debbono fare i conti con il caro-energia provocato dal blocco di Hormuz ma si aggiunge il maxi-balzello dell’Ue denominato Ets, cioè le imprese hanno un tetto di Co2 però possono acquistare (a caro prezzo) quote superiori a prezzi (esorbitanti) di un mercato in cui c’è chi si accaparra le quote e le rivende lucrandoci sopra.
L'impatto del sistema ETS sulle imprese
L’Ets è un «omicidio industriale», secondo gli imprenditori della ceramica, alle prese con una concorrenza internazionale sempre più agguerrita (la produzione dell’India sta crescendo a due cifre) che diventa insostenibile se i costi diventano abnormi. Dice Ciarrocchi: «L’università Bicocca di Milano ha realizzato, anche su nostra commissione, una valutazione indipendente dell'efficacia dell'Ets in questi anni. Ha funzionato davvero per decarbonizzare l'economia europea? Ha aiutato il settore elettrico? O ha semplicemente spostato le fabbriche e quindi le emissioni fuori dai confini europei, indebolendo la nostra industria senza ridurre di un grammo le emissioni globali? Lo studio conferma che, almeno per il settore manifatturiero, la situazione è preoccupante: l'Ets non è uno strumento di decarbonizzazione, ma una macchina di distruzione del valore industriale europeo con produzioni che si spostano altrove, emissioni che rimangono uguali nel mondo e comunità industriali - come la nostra - che pagano il prezzo più alto. Quindi viene certificato che siamo in presenza di una distorsione assai grave e il meccanismo delle quote finisce per trasferire risorse dall’industria alla finanza. Vorrei aggiungere che questa non è una posizione ideologica contro la transizione climatica. Noi la transizione la stiamo costruendo, stiamo investendo. Ma vogliamo che gli strumenti siano giusti, trasparenti, calibrati sulla realtà di chi produce. E ci aspettiamo che chi il progetta abbia almeno la curiosità di verificare se funzionano e di correggerli quando è necessario. È insostenibile il fatto che le nostre aziende ogni anno siano costrette a pagare 150 milioni di euro per le quote Ets a tutto vantaggio della speculazione finanziaria».












