Il nodo dei costi energetici resta la questione per eccellenza per le imprese italiane dell’industria ceramica. Lo dimostra il fatto che proprio di energia si parlerà al convegno inaugurale che, domani, darà il via alla 42esima edizione del Cersaie, la fiera internazionale dedicata al settore. L’evento sarà ospitato nei padiglioni di Bologna Fiere fino al 26 settembre, con 620 espositori attesi, di cui quasi il 40% provenienti da 29 Paesi esteri.
I dazi americani (fissati al 15%, contro l’8,6% delle tariffe già in vigore) aggiungono carne al fuoco delle difficoltà di questa fase storica, per non parlare delle tensioni geopolitiche in tanti mercati strategici per questo settore, del rallentamento del mercato interno ed europeo. Ma il tema energia resta al centro delle preoccupazioni delle aziende, come spiega il presidente di Confindustria Ceramica, Augusto Ciarrocchi, perché i costi elevati rischiano di frenare gli investimenti e minare la competitività delle imprese italiane, già alle prese con l’agguerrita concorrenza di produttori low cost come i cinesi e, sempre di più, gli indiani.
I numeri della filiera
Ma andiamo con ordine e diamo uno sguardo ai dati. L’industria ceramica italiana (circa 250 aziende che danno lavoro a quasi 26mila addetti nei settori delle piastrelle, della ceramica sanitaria, della stoviglieria, dei laterizi e dei materiali refrattari) ha dimostrato una grande capacità di tenuta anche nell’ultimo anno e mezzo, non facile per tanti altri settori manifatturieri italiani. Il fatturato complessivo si è attestato, nel 2024, a quota 7,58 miliardi di euro, in linea con i valori del 2023, con un saldo commerciale attivo di 5 mialirdi. Anche il primo semestre 2025 ha registrato un incremento della produzione in quantità, rispetto al primo semestre dello scorso anno, sebbene con una riduzione in termini di valore, come già accaduto nel 2024, in particolare per il comparto delle piastrelle che, con oltre 6 miliardi di euro di fatturato, rappresenta la voce più importante dell’industria ceramica. «Per mantenere le nostre posizioni sui mercati internazionali, dove generiamo l’82% dei ricavi, è stato necessario abbassare i prezzi», precisa Ciarrocchi, spiegando il calo del fatturato a fronte di un aumento dei volumi: nel 2024 le vendite di piastrelle italiane hanno raggiunto complessivamente i 378,3 milioni di metri quadrati, in aumento del 2,5% rispetto al 2023, mentre i ricavi sono scesi dell’1,8%.







