Confindustria Ceramica si ‘allea’ con Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, condividendo con le organizzazioni sindacali la posizione riguardo i nuovi parametri di riferimento (benchmark) proposti dalla Commissione europea nell’ambito del sistema Ets. Tema caldissimo, dal momento i nuovi parametri previsti per il periodo 2026/2030, in assenza di revisione, costerebbero alle aziende ceramiche italiane circa 120 milioni, rispetto ai 70 che l’Europa chiede oggi alle imprese di casa nostra.

"Il rischio – scrivono Confindustria Ceramica e sindacati - è di infliggere danni alle imprese e di mettere a rischio migliaia di posti di lavoro". Pertanto chiedono alla Commissione di mantenere i valori attuali dei benchmark in attesa che si avvii l’iter, già programmato per la prossima estate, per una revisione complessiva del sistema Ets. "Che oggi – ribadiscono all’unisono - non premia chi ha investito nella sostenibilità, ma punisce chi produce e chi lavora in Europa rispetto alle produzioni extra Ue". In assenza di un intervento urgente, si legge ancora nella nota congiunta diffiusa dai sindacati e dall’associazione che raggruppa i produttori italiani di ceramica, "il risultato sarebbe paradossale: distruggerebbe la manifattura e il lavoro di qualità sui nostri territori senza alcun vantaggio reale per l’ambiente, favorendo di contro l’importazione di prodotti ceramici da Paesi come India e Cina, dove i livelli emissivi sono ben più elevati, con un peggioramento complessivo dell’impatto climatico globale".