Melonellum Pur non avendo l’onere della proposta sulla legge elettorale, le opposizioni hanno rischiato di presentarsi all’appuntamento degli emendamenti con un vistoso “distinguo” da parte di M5s
Pur non avendo l’onere della proposta sulla legge elettorale, le opposizioni hanno rischiato di presentarsi all’appuntamento degli emendamenti al Melonellum con un vistoso “distinguo” da parte di M5s. Il partito guidato da Giuseppe Conte aveva approntato una controproposta interamente sostitutiva del ddl Bignami in cui si prevedeva l’indicazione del «capo della coalizione» (un modo per alludere indirettamente alle primarie) mentre il resto del centrosinistra contesta del Melonellum esattamente la “premierizzazione” del sistema elettorale.
Un elemento che in serata è venuto meno disinnescando la divisione che però si è subito riproposta nelle risoluzioni sulla guerra in Ucraina, che verranno depositate oggi per le comunicazioni della premier Meloni in Parlamento in vista del Consiglio europeo. Se infatti il Pd (con il plauso dei riformisti) chiede nella propria risoluzione di «adoperarsi, insieme ai partner europei, per garantire l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, confermando credibilità e sostenibilità del processo di allargamento all’Ucraina e agli altri candidati». I 5S invece scrivono: «Nell’ambito dell’accelerazione per l’adesione dell’Ucraina all’Ue, adottare le opportune iniziative in sede europea volte a verificare e garantire il principio merit-based che subordina la membership al rispetto dei criteri di Copenaghen e all’adozione dell’acquis comunitario».









