Il Noma riapre a Copenaghen il 5 agosto, inaugurando una nuova fase per il ristorante fondato da René Redzepi. La riapertura segna anche un cambio di leadership: Redzepi resterà direttore creativo, ma lascerà le redini a una nuova squadra composta da figure cresciute all’interno del ristorante. Annika de Las Heras, nel team dal 2012, assumerà il ruolo di CEO e guiderà la struttura aziendale e organizzativa; Mette Brink Søberg, arrivata nel 2013, sarà a capo della ricerca e sviluppo e coordinerà la test kitchen e l’ideazione dei menu; Pablo Soto, entrato nel 2017 come stagista sarà Executive Head Chef.
Pablo Soto (Foto @Noma)
“Questi ultimi mesi hanno portato momenti di vera difficoltà per il nostro team. Questa primavera ci ha spinti a riflettere più attentamente su chi siamo, su ciò che conta di più e sulla direzione che vogliamo prendere. E ora siamo pronti a condividerlo con voi. Ad agosto torniamo a casa”, si legge in una nota ufficiale rilasciata dal ristorante. E il riferimento è ai fatti dei mesi scorsi: le accuse raccolte sotto il nome Noma Abuse hanno cominciato a circolare con un primo post di Jason Ignacio White su Instagram degli inizi di febbraio.
Il caso esplode su scala internazionale il 7 marzo, quando il New York Times pubblica l’inchiesta di Julia Moskin con le testimonianze di 35 ex dipendenti su presunti abusi fisici, psicologici e verbali attribuiti a René Redzepi e alla cultura interna del ristorante. Nel frattempo al Noma sono impegnati ad aprire il pop-up di Los Angeles, che inaugura come previsto l’11 marzo a Silver Lake, mentre fuori si tengono proteste, guidate anche da White. Quello stesso giorno, Redzepi annuncia le sue dimissioni.










