C’è un concetto, nel mondo della solidarietà e della mano tesa verso gli ultimi, che si sta imponendo – per fortuna – nonostante nel mondo soffi un brutto vento che sempre meno accetta chi non ce la fa. Si tratta del principio per cui la bellezza non può essere appannaggio di chi può permetterselo, la bellezza può e deve essere veicolo di promozione della persona. Non basta nutrire il corpo, c’è anche lo spirito. Non basta (anche se è molto) consegnare pacchi alimentari a disperati in fila per ore. Si può fare di più. È quello che devono aver pensato lo chef Vittorio Vaccaro e sua moglie Luna Berlusconi (figlia di Paolo), che da un anno e mezzo hanno aperto la “Bettola siciliana” di via Muratori, in porta Romana.
Nella via dei ristoranti che piacciono alla gente che piace, la “Bettola” una volta al mese apre le porte ai senza tetto che arrivano arrivano dal Centro d’accoglienza “Elio Fiorucci” di via Pollini, gestito dai City Angels. Chi l’ha detto che se sei povero puoi mangiare solo cibo in scatoletta? Qui l’altro ieri a tavola c’erano lasagne ripiene di melanzane, frittata con patate di contorno e crostata dello chef Samyrez. “Ognuno può dare quello che può, anche un piatto di pasta – spiega Vaccaro, che vorrebbe essere apripista in questa idea – . L’importante non è il “quanto“ ma il “come“: sentirsi accolti, stare seduti attorno a un tavolo, essere spensierati anche solo per un’ora dà energia. Nel ristorante si crea un’atmosfera bella. Il cibo, oltre che nutrimento, è un modo per dire “io ci sono“, “io cucino per te“. Tu sei importante”.











