Quando all’inizio del Novecento gli chiedevano quanto mancasse al completamento della Sagrada Familia, il devoto architetto catalano Antoni Gaudí, alludendo a Dio, rispondeva: «Il mio committente non ha fretta». Morì nel 1926, investito da un tram, ma era consapevole che non avrebbe visto la fine dei lavori della sua opera più importante, avviati nel 1882 e in corso da allora. Quello che forse non immaginava è che quella cattedrale diventasse nel tempo un grande simbolo di incompiutezza, oltre che di maestosità e complessità architettonica.

La messa presieduta nella chiesa da papa Leone XIV il 10 giugno 2026 coincide con il centenario della morte di Gaudí e celebra l’inaugurazione della torre di Gesù, la più alta del complesso (172,5 metri), su cui a febbraio era stato posato l’ultimo pezzo, il braccio superiore della croce che sta in cima alla torre. Da allora la Sagrada Familia è considerata conclusa in altezza, ma solo nel senso che nessun’altra torre prevista nel progetto originale di Gaudí è più alta. Resta però un 30 per cento circa di lavori da completare nel resto della cattedrale, alcuni peraltro subordinati a vincoli e problemi burocratici da risolvere.

Una veduta della croce in cima alla torre di Gesù, il punto più alto della cattedrale, a Barcellona, il 28 maggio 2026 (AP Photo/Emilio Morenatti)