In attesa che il governo decida o meno di ricorrere ai poteri speciali per tutelare il patrimonio tecnologico del cantiere da interessi poco chiari, gli azionisti di minoranza impugnano l’assemblea dello scorso mese, mettendo nel mirino il socio cinese
Al ministero delle Imprese, assicurano i bene informati, si lavora di buona lena a un possibile intervento a mezzo golden power. Ma nel mentre la vicenda Ferretti si è trasformata, come ampiamente prevedibile, in una battaglia legale. Kkcg, la holding ceca uscita sconfitta dalla battaglia in assemblea contro l’azionista di maggioranza, la cinese Weichai (che ha ottenuto il 52,3% dei voti, contro il 47,4% della sfidante) e che proprio all’esecutivo ha chiesto nelle scorse settimane di valutare l’attivazione dei poteri speciali a tutela del patrimonio tecnologico dello storico cantiere, ha deciso infatti di impugnare le decisioni dell’assemblea.
Il gruppo che fa riferimento al miliardario Karel Komarek ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale di Bologna chiedendo misure cautelari urgenti per sospendere l’efficacia delle principali delibere, incluse quelle relative alla nomina del board e del Collegio sindacale. Nello specifico, Kkcg ha richiesto un nuovo conteggio dei voti espressi sostenendo che “i diritti di voto di Ferretti International Holding, attraverso cui il gruppo Weichai detiene il 39,5%, avrebbero dovuto essere sospesi ai sensi del golden power”.














