Sarà davvero un duello all’ultimo voto - a cui rischiano di aggiungersi le carte bollate - la sfida per aggiudicarsi la maggioranza dei membri del cda, che si consumerà oggi, tra i due più importanti azionisti di Ferretti group (società specializzata nella realizzazione di barche di lusso), cioè la cinese Weichai, col 39,5% delle quote, e la ceca Kkcg maritime, che ha raggiunto, con un’opa parziale conclusasi a metà aprile, il 23,2% del colosso degli yacht; una percentuale che sale al 28,2%, con i voti del kuwaitiano Bader Al-Kharafi, il quale ha deciso di appoggiare, col suo 5%, la lista che fa capo al Karel Komárek. La percentuale a favore di Kkcg, però, potrebbe salire ancora, se la lista fosse votata da altri azionisti del gruppo, come consigliato da alcuni advisor indipendenti.

Ieri il colpo di scena: Kkcg ha rivelato di aver scritto al Governo italiano, paventando una mancanza di rispetto delle normative vigenti, da parte dei soci cinesi; e invocando l’esercizio del golden power.

La decisione di manifestare questi dubbi è maturata dopo che notizie di stampa hanno rivelato che una serie di soggetti legati a Weichai starebbe continuando a rastrellare azioni Ferretti, mantenendo, peraltro, ciascuna operazione sotto il 3%, limite oltre il quale scatta l’obbligo di comunicazione alla Consob. Tra questi vi sarebbero, in particolare, Bank of China, che ha raggiunto l’1,989% e la svizzera Adtech advanced technologies (fondata da un ex consigliere di Weichai power) che ora detiene il 2,8%; nonché altre realtà con piccole quote, come Wealt strategy holding (Hong Kong) con l’1% circa e Yanjan international, con lo 0,8%.