Un proverbio comune nell’antica nautica britannica suonava pressappoco così: "Un mare calmo non ha mai fatto un buon marinaio". Chissà in quanti l’avranno pensato, negli ultimi mesi, mentre prosegue senza esclusione di colpi la disputa societaria per il controllo di Ferretti, colosso forlivese degli yacht di lusso, detentore di marchi storici come Riva, Crn, Pershing e Custom Line. Se le acque parevano essersi calmate dopo la lettera che il nuovo ceo del gruppo, Stassi Anastassov, aveva indirizzato ai dipendenti all’indomani della nomina ufficiale, avvenuta il 14 maggio, due giorni fa c’è stato l’ennesimo colpo di scena.

Kkcg Maritime – società riconducibile all’imprenditore ceco Karel Komarek, secondo azionista del gruppo forlivese – ha annunciato l’impugnazione delle delibere approvate dall’assemblea degli azionisti lo scorso 14 maggio, contestando, in particolare, il ruolo esercitato dal socio cinese Weichai, detentore del 39,5% del capitale Ferretti. Nell’istanza, presentata al Tribunale di Bologna, si chiede, fra l’altro, un nuovo conteggio dei voti che hanno portato alla nomina del nuovo cda (presidente Tan Ning e ceo Stassi Anastassov) e del collegio sindacale.

Il ricorso solleva interrogativi sulla trasparenza degli assetti azionari e dell’esercizio dei diritti di voto. La convinzione di Komarek, com’è noto, è che alcuni azionisti a supporto del gruppo Weichai - tra cui spiccano Bank of China, una delle quattro grandi banche statali cinesi, con una quota dell‘1,99%, e AdTech Advanced Technologies, società riconducibile a Julian G. Kiss, ex amministratore non esecutivo di Weichai Power, reduce da una collaborazione ventennale con il colosso cinese, con il 2,81% - abbiano agito di concerto, o sulla base di accordi non comunicati al mercato. Già dalle prime ore della mattinata di ieri, Ferretti si è affrettata a rassicurare il mercato e gli azionisti, ribadendo, in una nota, che la citazione in giudizio "non ha alcun impatto sull’operatività".