La gestione «autoreferenziale ed eccessivamente personalistica» attribuita all’ispettrice superiore Giuseppina Gambino emerge come il filo conduttore di una vicenda che intreccia contestazioni organizzative, procedimenti disciplinari, promozioni e polemiche mai sopite all’interno dell’amministrazione penitenziaria e nella casa circondariale di Vercelli. La richiesta di revoca A delineare questo quadro è un documento riservato del 3 giugno 2026, come riporta Repubblica, con cui il direttore del carcere vercellese, Giovanni Rempiccia, propone al Provveditorato regionale la revoca dell’incarico affidato a Gambino come coordinatrice del Nucleo traduzioni e piantonamenti. Nelle cinque pagine il direttore del carcere racconta da parte dell’ispettrice di una sistematica disapplicazione dell’ordine di servizio che regolava il funzionamento del Nucleo. “Cancellò visite specialistiche per i detenuti” Secondo quanto riportato, Gambino avrebbe assunto in maniera pressoché quotidiana le funzioni di caposcorta, concentrando su di sé i servizi più remunerativi fuori provincia e fuori distretto. Una condotta che, sempre secondo la relazione, avrebbe inciso pesantemente sull’organizzazione del servizio, fino a determinare l’esaurimento del budget annuale destinato allo straordinario nel 2025. Il documento attribuisce inoltre a decisioni unilaterali dell’ispettrice la cancellazione di 254 visite specialistiche programmate per i detenuti. Non a caso, si legge ancora nella relazione, dalla sua partenza per la missione in Albania «i carichi di lavoro appaiono finalmente ricentrati». Opere e omissioni Le contestazioni non si limitano agli aspetti organizzativi. Il 19 luglio 2025, Gambino avrebbe omesso di disporre la perquisizione di un detenuto successivamente trovato in possesso di un telefono cellulare, senza fornire una relazione sulle circostanze dell’accaduto. Sul caso risulta ancora pendente un procedimento disciplinare. Nel febbraio scorso, inoltre, avrebbe organizzato una traduzione verso il carcere di Spoleto che avrebbe costretto il personale a 24 ore consecutive di servizio, suscitando la protesta delle organizzazioni sindacali per i possibili rischi legati alla sicurezza degli operatori. Agenti che risultavano in servizio già della 8 per altre attività. Un ulteriore episodio riguarda la partecipazione alla festa del Corpo della Polizia penitenziaria a Novara. Era il 19 marzo scorso e secondo il documento, Giuseppina Gambino avrebbe utilizzato motocicli di servizio assegnati al carcere di Vercelli senza preventiva autorizzazione, costringendo la direzione dell’istituto a intervenire per ottenere la restituzione dei mezzi. La visita all’agente per capire se fosse gay La relazione richiama inoltre una vicenda che aveva già suscitato forte indignazione pubblica: quella dell’agente di Polizia penitenziaria di Vercelli inviato nel 2020 alla Commissione medica ospedaliera per accertare presunte tendenze omosessuali, sulla base di voci e pettegolezzi provenienti dall’ambiente detentivo. Una decisione che portò successivamente alla condanna dell’amministrazione da parte del Tar Piemonte, con un esborso superiore a 12 mila euro a carico dello Stato. Le promozioni A disporre quell’invio furono l’allora comandante Gambino e la direttrice del carcere di Vercelli Antonella Giordano. Tuttavia, dopo l’esplosione dello scandalo, non sarebbero seguite conseguenze disciplinari definitive per le due dirigenti. Al contrario, entrambe hanno proseguito il proprio percorso professionale con nuovi incarichi e avanzamenti. Giordano è stata nominata direttrice dell’Ufficio interdistrettuale per l’esecuzione penale esterna nell’ambito del dipartimento minorile, mentre Gambino ha ottenuto prima il comando a Ivrea e successivamente il rientro a Vercelli, fino al distacco presso la struttura penitenziaria di Gjader, in Albania, per una missione della durata di almeno sei mesi.
“Cancellò 254 visite mediche per i detenuti”: bufera su Gambino, ispettrice del carcere di Vercelli
Il direttore della casa circondariale ha proposto al Provveditorato regionale la sospensione della donna, ora in Albania. L’accusa di una «gestione autoreferen…










