La Squadra Mobile di Milano e il Nucleo Investigativo Regionale Lombardia della Polizia penitenziaria hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due uomini, indagati per corruzione e per l’introduzione illecita di dispositivi di comunicazione all’interno di istituti penitenziari.
Il provvedimento si inserisce in un’indagine avviata dopo l’arresto in flagranza, lo scorso 30 marzo, presso il carcere di Milano Opera, di un infermiere in servizio e di un detenuto, sorpresi mentre cercavano di far entrare cinque telefoni cellulari destinati ai reclusi.
Attraverso attività tecniche, l’analisi dei tabulati telefonici e l’esame delle immagini di videosorveglianza, gli investigatori hanno ricostruito numerosi episodi in cui un detenuto, dall’interno della struttura, avrebbe gestito un’organizzazione per l’approvvigionamento e la distribuzione di telefoni, avvalendosi della complicità dell’infermiere, che in cambio avrebbe accettato somme di denaro.
Le verifiche hanno inoltre individuato un intermediario esterno, incaricato della consegna sia del denaro sia dei dispositivi, confermando l’esistenza di un patto corruttivo tra i soggetti coinvolti.
Secondo quanto emerso, l’accordo orchestrato da Alfredo Berati, infermiere professionale in servizio presso la casa circondariale di Opera, non era di modesta entità: 178 mila euro per introdurre cinque telefoni in carcere.






