La prevenzione del diabete non passa soltanto dagli ambulatori. Può nascere in cucina, davanti ai fornelli, e persino tra i banchi di scuola. È da questa convinzione che prende forma il progetto di educazione alimentare ideato da Mariano Agrusta, diabetologo tra i primi a comprendere quanto educazione e prevenzione dovessero procedere insieme.

Un testimone che oggi è stato raccolto dall’Associazione Medici Diabetologi (AMD) del Lazio. Dopo una prima esperienza realizzata in Campania, il progetto è approdato anche nel Lazio grazie al gruppo di studio “Cibo e Diabete” di AMD e al lavoro di un team multidisciplinare impegnato nella promozione di corretti stili alimentari.

L’obiettivo è ambizioso ma concreto: contrastare la diffusione di patologie croniche, come il diabete, che incidono profondamente sulla qualità della vita delle persone e generano costi sempre più elevati per un Servizio sanitario nazionale già sottoposto a forti pressioni.Il progetto, concepito come un percorso itinerante destinato a coinvolgere progressivamente diverse regioni italiane, punta a trasformare le più recenti evidenze scientifiche in ambito diabetologico in strumenti educativi accessibili e immediatamente applicabili. Nell’ultima edizione laziale, coordinata dalle diabetologhe Natalia Visalli, Vittoria Bonato e Paola D’Angelo, il focus è stato rivolto a una figura chiave del cambiamento culturale: i futuri professionisti della ristorazione.