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Il Brasile è il secondo paese al mondo per riserve di terre rare, dopo la Cina. Per questo, visto che le terre rare sono diventate tra gli elementi più importanti e ricercati di tutta l’economia mondiale, quelle del Brasile sono desiderate e contese: in particolare dagli Stati Uniti, che stanno cercando di liberarsi dal monopolio cinese.

L’amministrazione di Donald Trump sta cercando di fare un accordo con il governo brasiliano di Luiz Inácio Lula da Silva per lo sfruttamento delle terre rare. Ma in questa contesa tra Cina e Stati Uniti, il governo brasiliano al momento non ha intenzione di schierarsi.

Un po’ di contesto: le terre rare sono un gruppo di 17 metalli fondamentali per moltissime produzioni tecnologiche. Dentro a tutti gli smartphone ci sono componenti derivati da terre rare, così come nelle auto elettriche e nei jet da guerra. Nonostante il nome, le terre rare sono abbastanza comuni sulla Terra. La loro diffusione però non è uniforme, ed estrarle e maneggiarle è difficile, costoso e molto inquinante: per questo sono molto ambite.

Poiché estrarle e processarle è inquinante e poco conveniente, negli scorsi decenni gran parte dell’estrazione e della lavorazione delle terre rare è stata lasciata alla Cina, che ora ne ha un monopolio quasi totale: controlla il 69 per cento dell’estrazione mondiale e più del 90 per cento della lavorazione, cioè della realizzazione del prodotto finito (con le terre rare si producono soprattutto magneti con particolari capacità).