Il Paese carioca è sempre più strategico per Washington, che punta a rafforzare la sua strategia di sganciamento dalle forniture di minerali del Dragone. Il problema è che anche la Cina ha messo gli occhi sulla nazione verdeoro

Ci sono tanti ring dove combattere. E il Brasile è uno di questi. Pochi mesi fa questo giornale ha raccontato come, nell’ambito della progressiva rottura del monopolio cinese sulle terre rare, la strategia degli Stati Uniti fosse quella di tessere una robusta tela di accordi con tutti quei Paesi ricchi di minerali critici ma fuori dall’orbita del Dragone. Nello scacchiere, rientra a piano titolo il Brasile. Sembrano, ora, essersene accorti anche dalle parti del Wall street journal.

“Le aziende occidentali stanno investendo ingenti somme nell’industria brasiliana delle terre rare, nella speranza che la nazione sudamericana possa contribuire ad allentare la presa della Cina sui minerali utilizzati nei veicoli elettrici, nelle turbine eoliche e nelle armi avanzate”, premette il quotidiano americano. “Le compagnie minerarie sono impegnate in una corsa contro il tempo per sfruttare i giacimenti in tutto il Brasile, che detiene le seconde riserve mondiali di terre rare dopo la Cina. Ma le loro ambizioni vanno oltre l’estrazione del minerale. Aziende e funzionari governativi affermano di voler costruire impianti di lavorazione in grado di separare le terre rare, produrre metalli e, in futuro, fabbricare magneti”.