MESTRE - La Procura di Trento ha giudicato inammissibile la richiesta di revisione processuale, fondata sul contrasto tra giudicati, depositata dal procuratore generale di Venezia, Filippo Prato, in merito alla vicenda giudiziaria di Monica Busetto, la Oss mestrina condannata a 25 anni di carcere per l'omicidio della vicina di casa Lida Taffi Pamio, risalente al 20 dicembre 2012.

L'udienza sul processo di revisione di è tenuta oggi, mercoledì 10 giugno, a porte chiuse a Trento. Se la richiesta del procuratore generale Prato è stata dichiarata sostanzialmente identica a quella rigettata due anni fa, la Corte d'Appello di Trento ha preso in esame quella dei legali della donna basata sulla catenina trovata a casa di Busetto che è differente da quella che indossava la vittima: proprio questa sarebbe, infatti, prova regina del processo.L'avvocato Doglioni: «Abbiamo uno spiraglio istruttorio» Nella prossima udienza, fissata per l’8 luglio, sarà ascoltato come testimone l’inviato del programma televisivo Le Iene, Massimiliano Andreetta. Secondo l'avvocato Doglioni: «Sarà essenziale quello che dirà. È la persona che ha dato origine a tutto il ricorso: lui ha, infatti, consegnato le foto e ha sentito i parenti che hanno individuato negli scatti Lida Taffi Pamio. E soprattutto è lui ad aver parlato con la dottoressa Scimmi, la quale ha chiarito le modalità con cui gli esami sulla catenina sono stati sviluppati ed effettuati e ha indicato che tipo di sanificazione è stata fatta all'interno dei laboratori di polizia scientifica. Abbiamo uno spiraglio istruttorio che dovrebbe sostenere le nostre deduzioni e consulenze di parte», ha concluso.