VENEZIA - Il ministro della Giustizia Carlo Nordio conosce bene la vicenda giudiziaria di Monica Busetto. Quando l’operatrice socio sanitaria mestrina venne prima indagata e poi condannata a 25 anni di carcere per l’omicidio della sua dirimpettaia nel dicembre 2012, l’87enne Lida Taffi Pamio, l’attuale guardasigilli era procuratore aggiunto di Venezia. Fu lui, quindi, a supervisionare le indagini iniziate dal sostituto procuratore Federico Bressan e concluse dalla collega Lucia D’Alessandro. Ieri, al question time, Nordio ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata dai deputati di Avs Devis Dori e Luana Zanella proprio sul caso della donna, anche alla luce delle nuove perizie realizzate dal programma di Italia Uno “Le Iene” che dimostrerebbero che la catenina trovata nel suo portagioie, l’unica prova per cui è stata condannata, non sarebbe quella strappata dal collo della vittima.

«Non posso entrare nell'ambito di una indagine condotta da me 15 anni fa, anche perché non so se dovrei rispondere come ex pubblico ministero o come ministro della Giustizia. Posso soltanto dire che la legge prevede degli strumenti come quello della revisione che possono correggere a distanza gli errori giudiziari», ha risposto il ministro, aggiungendo che «a suo tempo vi furono dei giudizi tenuti in modo conforme alla procedura e soltanto la magistratura giudicante ha dato delle risposte che possono anche essere ribaltate con provvedimenti previsti dalla legge in eventuali giudizi di revisione».