VENEZIA - La Procura generale di Venezia scende ufficialmente in campo nel caso di Monica Busetto. Il pg lagunare Federico Prato ha depositato in tribunale a Trento (competente per i casi veneziani) un’istanza di revisione del processo per l’oss mestrina condannata in via definitiva a 25 anni di carcere per l’omicidio della dirimpettaia Lida Taffi Pamio. La richiesta del procuratore si aggiunge a quella dei legali della donna (la seconda, dopo quella presentata e rigettata due anni fa). Anzi, a guardare l’ordine cronologico degli atti depositati alla cancelleria trentina, sarebbe più giusto affermare il contrario: la Pg ha presentato la sua richiesta il 3 febbraio, mentre quella degli avvocati Alessandro Doglioni e Stefano Busetto è datata 9 febbraio. Su cosa punta, dunque, il procuratore generale per chiedere l’annullamento della condanna e il proscioglimento della donna? E qui il colpo di scena, perché l’istanza di Prato si fonda sul contrasto tra giudicati, medesimo principio su cui due anni fa i legali di Busetto avevano portato il caso all’attenzione della Corte d’Appello di Trento (poi però respinti).
Il 20 dicembre 2012, l’87enne Lida Taffi Pamio viene uccisa nel suo appartamento di via Vespucci a Mestre. La squadra mobile arresta la dirimpettaia della donna, Monica Busetto, che viene poi condannata in primo grado. Tre anni dopo, sempre nel periodo di Natale, viene uccisa una seconda donna, Francesca Vianello, con modalità analoghe. L’autrice del delitto, Susanna Milly Lazzarini, confessa di essere stata lei ad uccidere anche Lida Taffi Pamio (sia lei, sia Vianello, erano amiche di sua madre). Le due donne vengono processate in due procedimenti distinti: nel suo, Busetto viene condannata mentre in quello di Lazzarini, il giudice David Calabria la scagiona dalle accuse. Due anni fa, proprio su questa incongruenza, i legali avevano provato a chiedere la revisione ma la Corte trentina aveva rigettato perché «la conciliabilità delle due decisioni si rivela in maniera solare dalle motivazioni della Corte di Assise di Appello di Venezia che (...) ha ritenuto Susanna Lazzarini personalmente responsabile (anche) del reato di concorso con Monica Busetto in omicidio volontario aggravata di Lida Taffi Pamio». Anche la Cassazione aveva dato ragione ai giudici trentini: «Non è rilevante la divergenza di valutazioni - aveva spiegato nelle motivazioni la Suprema corte - né rileva il diverso esito del giudizio, perché il contrasto tra decisioni difformi adottate in diversi giudizi a carico di diversi soggetti è considerato un evento non avulso dal sistema processuale»: tradotto, le conclusioni possono essere irrilevanti se la ricostruzione del fatto storico è la medesima. Per il codice di procedura penale si può chiedere più volte la revisione per contrasto di giudicati solo se cambia il presupposto giuridico o fattuale e non, quindi, se si ripropone identica istanza già rigettata nel merito. «La nostra richiesta di revisione è un po’ diversa, poggia su argomenti differenti», spiega il procuratore Prato.







