Crescere per un’impresa non è un evento casuale, ma sempre più frutto di un processo strutturato e scientifico, tutt’altro che semplice. Ecco perché la crescita è oggetto di una vera e propria disciplina manageriale, punto di intersezione tra teoria e pratica. Come spiega Angelo Cavallo, direttore Corso Executive Growth Strategy di Polimi Graduate School of Management - che con Federico Frattini e Tommaso Canonici ha scritto un libro dedicato all’argomento (“Ingegnerizzare la crescita: Come costruire imprese scalabili e resilienti”, edito da Egea) – molto ruota intorno a una figura di cui le aziende hanno sempre più bisogno: il growth manager.
Professore Cavallo, come si inserisce questa figura professionale nella struttura di un’azienda?
"Si tratta di una figura ‘ibrida’ che svolge una funzione fondamentale: fa da breaking the silos. Spesso, funzioni cruciali come il marketing, prodotto o l’innovazione operano come compartimenti stagni: non comunicano tra loro. Le opportunità di crescita nascono però molte volte proprio all'intersezione tra le aree funzionali di un’azienda”.
Ha quindi una visione d’insieme.
Sì, in questo affianca la visione dell’amministratore delegato. Oggi il mondo va molto veloce e gli ad sono spesso soli. Devono gestire tantissime cose e prendere delle decisioni in maniera tempestiva. Il chief growth officer è a capo della growth function e quindi supporta l'amministratore delegato nella visione di insieme".









