Valicare gli steccati disciplinari in un contesto nel quale i campi del sapere, da quello umanistico a quello scientifico, sfumano, anche perché nel mondo del lavoro cambiano professioni e competenze. Anche per questo, alla Business School del Politecnico di Milano, esiste un corso che è un trionfo dell’interdisciplinarietà, tenendo insieme Management e Spiritualità. “È fondamentale chiarire che non si tratta di un percorso devozionale o religioso. È un viaggio di scoperta che si serve di metodo e rigore, motivo per cui il Politecnico lo ospita: indaga il senso dello spirito, non per abbandonare numeri o clienti, ma per affrontare il proprio mestiere con una prospettiva diversa”, spiega il professore Luciano Traquandi, che dirige il programma executive Spem, Spiritualità e Management.

Perché le sfide del management e del nostro tempo richiedono questa integrazione?

“Le discipline tradizionali hanno scoperto i propri limiti a causa del paradosso del livello di conoscenza che hanno prodotto: raggiungendo un livello estremo di competenza tecnico-scientifica e analitica, rischiano di diventare eccessivamente riduzionistiche. Prendiamo la Medicina: è arrivata a un livello tecnologico elevatissimo ma l’Ars Medica non è fatta solo di scienza; è fatta di relazioni, di convinzioni, come l’effetto placebo-nocebo e di aspettative, da parte del paziente e del medico, che giocano un ruolo importante. Lo stesso avviene in azienda: l'intelligenza artificiale e le macchine, per quanto avanzate, non possono risolvere la sfida della dimensione umana che ha logiche che sfuggono quelle dell’homo economicus".