Ciascuno di noi ha la sua scatola dei ricordi fatta di odori, luci, scorci, cibi, pubblicità, viaggi, momenti della giornata, pensieri, abitudini – insomma da frammenti che emergono alla coscienza per similitudine quando qualcosa inevitabilmente ci rassomiglia.

Leggere Perché non esiste più la panna montata che mangiavo da bambina? di Sara Catella (Edizioni Casagrande) è come aprire quella scatola.

E non tanto perché chi legge si riconosca effettivamente negli episodi che riaffiorano alla mente dell’io narrante, quanto piuttosto per un processo mimetico che rende questo libricino totalmente universale.

L’incipit dice: “Mi sembra che oggi nei bagni puliti si sentano sempre gli stessi profumi: violetta o limone o eucalipto. Nell’anno in cui le coste adriatiche furono invase dalla mucillagine e finì la guerra tra Iran e Iraq, i bagni che conoscevo avevano un altro odore. Frequentavo la terza elementare e più di tutto bramavo due cose: un paio di scarpe blu marine di stoffa e la standardizzazione dei gusti e dei profumi di casa. Mi sarebbe bastato avere anche solo una saponetta rosa, come tutti”.

Verrebbe voglia di affermare che i neuroni specchio si attivino anche solo leggendo singole parole, o brevi loro accostamenti.