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“La cucina dei perché. Le origini delle nostre abitudini a tavola” di Marino Niola letto da Tullio Fazzolari
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Alzi la mano chi sa da quale inconveniente è cominciato il grande successo del panettone. E quasi nessuno conosce la differenza fra un bar e un caffè. Né sono tanti quelli che saprebbero spiegare com’è nata l’espressione “rendere pan per focaccia” comunemente usata dai tempi di Giovanni Boccaccio. Non saranno certo sintomi d’ignoranza però dimostrano una mancanza di curiosità e una scarsa attenzione verso le nostre abitudini quotidiane. E allora conviene ricordarsi del grande insegnamento dato da Carlo Petrini: riscoprire il valore delle cose semplici. La sorpresa per molti sarà che ciò che sembra banale o scontato è invece ricco di significato e contiene una storia. A questo risultato si può arrivare con la lettura full immersion di “La cucina dei perché. Le origini delle nostre abitudini a tavola” di Marino Niola (Slow FoodEditore, 160 pagine, 16,50 euro).
Il primo aspetto rassicurante è che il libro non è stato scritto da qualcuno di quei grandi chef che quasi passano più tempo in televisione che davanti ai fornelli ma da un antropologo. Ed è la migliore garanzia per conoscere la cultura gastronomica e non nuove ricette. L’abilità di Marino Niola va anche oltre grazie alla semplicità della scrittura. “La cucina dei perché” è tutt’altro che un saggio complesso. Ciascun argomento è raccontato con capacità di sintesi con il risultato che ogni due pagine si scopre qualcosa che sorprende. In altre parole e senza rischio di esagerazioni, il divertimento è assicurato. Il rischio che invece si corre ma in maniera consapevole è quello di fare spoiler anticipando qui alcuni dei contenuti del libro. Di solito non si dovrebbe ma l’effetto è talmente convincente da essere irrinunciabile. Si promette comunque di non raccontare troppo.







