Un «passaggio politico». Così nella Lega attendono il Consiglio federale, convocato per oggi nella sala del gruppo a Montecitorio. All’ordine del giorno, formalmente, ci sono l’approvazione del bilancio e le «comunicazioni del segretario»: sul tavolo dovrebbe finire per la prima volta la riforma del partito, che potrebbe dividersi in due accogliendo le richieste di Luca Zaia. Un corpaccione nazionale, a guida Salvini, e una sua costola nordista con al vertice l’ex doge.

L’IMPORTANZA del passaggio è data dalla convocazione: l’ordine è stato di recarsi a Roma, nessun collegamento streaming. Un fatto inconsueto, considerato che al contrario la maggior parte degli ultimi federali del Carroccio si sono tenuti online. E tutti i partecipanti hanno fatto in modo di esserci, a partire dagli invitati di peso, i governatori del Nord che approvano la proposta di nuovo assetto. Sicuramente ci sarà Zaia, ma sono attesi anche Fontana dalla Lombardia, Fedriga dal Friuli e Stefani dal Veneto. «Fantasie», ha risposto ieri Salvini a chi gli chiedeva della riorganizzazione interna, «io sto lavorando da mesi, leggendo numeri, vittorie e sconfitte e nelle prossime settimane sistemeremo quello che va sistemato». Un modo anche per uscire dall’angolo, dato il rischio di passare come un leader messo in minoranza dal suo stesso partito. Nel modello Cdu-Csu immaginato da Zaia il suo ruolo sarebbe ridimensionato: il bacino più importante di voti leghisti rimane al Nord, che a quel punto avrebbe un’autonomia quasi completa. Dopo la manifestazione a Milano di metà aprile, peraltro andata malino con piazza Duomo semideserta, avrebbe avviato una ricognizione del partito da nord a sud per capire come muoversi e quali problemi da affrontare. Poi ha cercato Zaia e intavolato il discorso.