Genova - «Il teatro è liberatorio: i bambini palestinesi possono esprimere loro stessi in uno spazio sicuro ed essere davvero bambini, anche per un piccolo periodo di tempo. Lo stesso per le donne, che hanno tanta pressione: gli uomini non lavorano, i bambini non vanno a scuola e sono spaventati, loro se ne prendono cura. A teatro possono finalmente fare qualcosa per loro stesse». Marina Barham dirige il Teatro Al-Harah di Betlemme. A Genova, ospite dell’evento “Fare teatro con ragazze e ragazzi in contesti di fragilità”, organizzato dal collettivo Viva Viva Palestina in collaborazione con Defence for Children Italia, nei locali dell’associazione - Spazio Tutto Mondo - in piazza Don Gallo, racconta le storie della sua terra, la Palestina. Dove, ogni giorno che passa, i militari israeliani e i coloni «sono più aggressivi, prendono più terre, arrestano più persone». Anche per questo, fare teatro è «molto difficile, perché ci sono restrizioni di movimento. C’è molta violenza, molta paura: per questo è importante lavorare con bambini e donne, per loro è uno spazio sicuro dove condividere esperienze e sentimenti. È una cura, non solo intrattenimento». Marina Barham racconta la storia di «un ragazzo giovane che in estate indossava sei magliette, una sopra l’altra. Gli chiesi perché ne avesse così tante addosso, mi rispose “così i proiettili non mi colpiscono”». E la sua, a Bayt Jala, vicina a Betlemme, dove «vivo stressata, sempre preoccupata per il mio team del teatro, per la mia famiglia. Chiamo tutti spesso, chiedo come stanno. Ho paura per le persone che amo. Mi sento arrabbiata e frustrata per la situazione della mia gente. Tante famiglie non hanno latte e pannolini per i bambini, io e altre persone che ne hanno la possibilità cerchiamo di aiutare tutti».Barham ringrazia gli italiani per il loro interesse verso la Palestina, «è toccante - dice sorridendo - Qui le persone sono informate, non il Governo. C’è più interesse giornalistico su cosa succede in Palestina rispetto a prima, ma abbiamo bisogno di più persone che si attivino col Governo per fermare le ingiustizie in Palestina». "La presenza di Marina Barham a Genova è particolarmente significativa per noi artiste di Viva Viva Palestina» spiega Eugenia Amisano di Viva Viva Palestina, un collettivo apolitico di artiste che attraverso arte e cultura raccontano la situazione in Palestina. «Innanzitutto - continua Amisano - il suo operato, che si muove tra arte e azione sociale, ha rappresentato un importante punto di riferimento per noi, ma inoltre la sua persona è intrinsecamente legata alla nascita stessa della rete di artisti Viva Viva Palestina. Nell'ottobre 2023 Marina Barham mi invitò a diffondere la chiamata proveniente dall'Ashtar Theatre di Ramallah che richiedeva di tradurre i "Monologhi di Gaza" e di organizzare eventi pubblici per presentarli al pubblico italiano. Alessandra Ravizza rispose immediatamente a questo invito, tradusse i Monologhi in italiano e organizzammo una presentazione a Genova. Da quella bellissima esperienza nacque il desiderio di organizzare un evento in un importante teatro genovese chiamando a raccolta musicisti, attori, fotografi e tecnici qui residenti per accendere un faro a Genova sulla letteratura e la canzone palestinese ma anche e soprattutto per chiedere giustizia, pace e libertà per il popolo palestinese: noi che abbiamo l'opportunità di salire su un palco e ricevere ascolto, troviamo assolutamente naturale collegare il nostro mestiere alla possibilità di farci testimoni di una causa tanto importante. È dunque con molta gioia e gratitudine che abbiamo dato vita in collaborazione con Defence for Children a questo evento per presentare alla città Marina Barham e il suo importante lavoro». «Le gravi azioni condotte dal governo israeliano, in completa violazione del diritto internazionale, continuano a causare morte, distruzione e una crisi umanitaria senza precedenti tra la popolazione civile palestinese, con un impatto devastante e sproporzionato su bambine, bambini e adolescenti, come Defence for Children Italia documenta da anni sul campo» dichiara Gabriella Gallizia, vice direttrice di Defence for Children Italia. Come associazione «lavoriamo con minori soprattutto in ambito di giustizia e con volontari, abbiamo progetti di mentoring per avvicinare la cittadinanza ai minori non accompagnati», spiega ancora Gallizia. Defence for Children ha avuto per 35 anni una sede a Ramallah, in Cisgiordania, «che ha lavorato coi ragazzi palestinesi offrendo assistenza legale ai minori nelle carceri israeliane. È stata chiusa dopo 35 anni: i militari israeliani sono entrati negli uffici, hanno preso computer e documentazione, solo l’ultimo di una serie di episodi gravi. Di fronte a questa realtà, sentiamo ancora più forte l’urgenza di non smettere di raccontare, di non abbassare la voce e di continuare a parlare della situazione in Palestina. E scegliamo di farlo non con la rassegnazione, ma attraverso una prospettiva di pace e di speranza. È proprio la cultura – e in questo caso il teatro – a offrirci gli strumenti più potenti per immaginare e costruire un futuro diverso, per restituire dignità e futuro alle giovani generazioni».