Ottomila sentenze con la sua firma, decine di incarichi extragiudiziali uno più diverso dall'altro, dall'università del Molise alla Lega Pro fino al ministero della Salute, una carriera chiusa da numero due delle toghe dei conti a febbraio scorso e un'ampia rete di legami con la politica e in particolare, come lui stesso rivela intercettato, con il leader della Lega e vicepremier: "I miei amici del governo a cominciare da Salvini ...si sarebbero aspettati... una presa di distanza".
In magistratura contabile dal 1986, Tommaso Miele, l'ex aggiunto della Corte dei Conti indagato nell'indagine sul Ponte dello Stretto, ha alle spalle un lungo percorso professionale.
Nato ad Aquino, in provincia di Frosinone nel febbraio del 1956, è sposato e padre di due figli. Laureato all'università di Firenze in giurisprudenza, prima dell'ingresso nella magistratura contabile, ha prestato servizio in polizia ricoprendo incarichi direttivi al ministero dell'Interno.
L'11 novembre 1986, all'età trent'anni, è entrato alla Corte dei conti dove ha svolto numerosi incarichi sia nell'ambito del controllo sia in quello giurisdizionale. Ha operato presso la Delegazione regionale della Corte dei conti per il Piemonte, la Sezione giurisdizionale speciale per le pensioni di guerra e gli uffici di controllo del ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato.










