Una volta tanto la Ferrari non fa la Ferrari e la Lancia, invece, prova a fare la Lancia. È il bello dell’auto che rovescia certezze e pensieri scolpiti sulle pietre. Ma andiamo con ordine. È iniziato tutto con la prima supercar di Maranello completamente elettrica, la Luce, attesa da tempo e presentata a Roma il 25 maggio alla Vela di Calatrava. Se ne conosceva la plancia, mostrata il mese prima, completamente diversa da qualsiasi altra Ferrari, tra futuro e tradizione con pulsanti meccanici, levette e interruttori incastonati nel display digitale. Ma il cruscotto e la strumentazione hanno causato solo un piccolo sobbalzo rispetto a quanto scatenato dalla visione del nuovo modello, frutto del collettivo LoveFrom di Jony Ive, padre dei McBook e iPhone. È lì che sono saltati tutti gli schemi. È lì che s’è scatenato il putiferio tra chi ha paragonato la Luce a un mouse e chi a un’auto giapponese. Insomma, a qualsiasi cosa meno che a una Ferrari. Con il risultato che tanta innovazione nella tecnologia elettrica è stata completamente oscurata dall’immagine della Rossa più sconvolgente della storia. Più di 5 metri di automobile, quattro porte, cinque posti (novità assoluta), quattro motori elettrici, 1050 Cv di potenza, 310 chilometri orari di velocità massima e un listino di 550 mila euro. Tutto inutile perché a vederla da fuori, l’impressione quasi unanime è stata: «Non è una Ferrari”. Anzi, come ha detto l’ex presidente della casa di Maranello, Luca di Montezemolo: «Spero che almeno tolgano il Cavallino da quella macchina».Da Modena a Torino dove, stavolta (finalmente) la Lancia prova a fare la Lancia con l’annuncio della nuova Gamma che arriverà in autunno. Un segnale che lo storico marchio, “retrocesso” dall’ultimo piano Stellantis alle dipendenze di Fiat, non abbandona il campo. Anzi, tutt’altro. Gamma è un nome che ritorna per la terza volta. La prima agli albori del marchio nel 1910, la seconda nel 1976, una grande berlina realizzata in collaborazione con Pininfarina, e oggi con un’ammiraglia da 4 metri e 67 (dieci centimetri in più della precedente) e con un progetto totalmente nuovo. L’auto è stata disegnata, progettata e sviluppata in Italia dove verrà anche prodotta nello stabilimento di Melfi insieme alla DS n°7, sulla piattaforma Stla Medium. È un crossover slanciato e in questo caso la prima impressione è buona: fiancata pulita con le maniglie a scomparsa e frontale con i fari incassati in basso. Più scontata, invece, la coda (uno degli elementi più complicati per un designer, come ha sempre sostenuto Walter De Silva) un po’ troppo alta e massiccia. Sarà ibrida ed elettrica. Altra scelta convincente. Il resto lo vedremo in autunno.