L’incertezza e la cruenza della situazione internazionale, dalla guerra russo-ucraina in poi, hanno chiarito come l’energia abbia implicazioni non solo economiche. Da essa passa anche la libertà e la democrazia di un Paese. E proprio l’energia deve considerarsi il nostro tallone d’Achille. Continuiamo, infatti, a importare circa i tre quarti dell’energia che consumiamo. Per lungo tempo la dipendenza energetica ci è apparsa il costo accettabile di un ordine internazionale relativamente stabile. Gli eventi ultimi si sono incaricati di ricordarci quanto rapidamente questo presupposto possa venir meno.
Ne abbiamo già parlato sulle pagine di questo giornale. Ma vista la rilevanza, sarà bene ritornare sul tema riferendosi in particolare all’occasione che si presenta e che questa volta il Paese non deve lasciarsi sfuggire.
Il governo ha ottenuto dall’Europa maggiori margini di flessibilità per portare avanti la transizione energetica. È uno spazio di manovra da non sottovalutare. Potremmo così rafforzare la nostra autonomia energetica, a condizione di non disperderlo nelle consuete dispute sul deficit.
Occorre, invece, individuare una priorità nazionale chiara. E se si parla di fonti rinnovabili, la bussola degli investimenti deve puntare decisamente verso Sud. Almeno per quattro ragioni. La prima riguarda ciò che si potrebbe definire un vantaggio comparato: poche aree dell’Europa continentale dispongono di condizioni altrettanto favorevoli allo sviluppo del solare e dell’eolico.









