«Sebbene i media trattino il conflitto in Medio Oriente principalmente come una questione legata al petrolio e al gas, per i consumatori europei si tratta anche di una questione legata all’elettricità. Il gas e l’elettricità sono collegati da una catena che va dallo Stretto di Hormuz alla bolletta elettrica mensile». Si apre con questa considerazione l’ultima analisi della Ieefa (Institute for energy economics and financial analysis) dedicata agli impatti sugli europei della guerra in Medio Oriente. Gli esperti partono dal fatto che poiché le centrali elettriche determinano i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica in Europa per diverse ore nella maggior parte dei giorni e poiché tali prezzi sono fortemente influenzati dal Title transfer facility (Ttf ), ovvero l’hub europeo di riferimento per il commercio del gas, le bollette da febbraio sono aumentate fortemente. I prezzi del Ttf sono infatti legati al mercato globale del gas naturale liquefatto (Gnl), che dipende dal Golfo Persico (circa un quinto del commercio mondiale di Gnl transita attraverso lo Stretto di Hormuz, proveniente quasi interamente dal Qatar). «La chiusura effettiva dello Stretto significa che gli acquirenti asiatici che normalmente ricevono Gnl dal Qatar competono più duramente per il Gnl proveniente da altri fornitori. I prezzi all’importazione europei aumentano indipendentemente dalla provenienza fisica del gas in Europa. È così che un blocco militare nel Golfo di Oman finisce nella bolletta elettrica italiana».