L'inchiesta sulla laurea di Maria Rosaria Boccia, accusata di plagio. Come gli atenei individuano i testi copiati e i nuovi limiti con l'arrivo dell'intelligenza artificiale
Il numero chiave è 91%. Questa la percentuale che, nella tesi di laurea discussa da Maria Rosaria Boccia all'Università Telematica Pegaso in Economia e Management, coincidevano con altre materiali accademici, in particolare con un tesi presentata nel 2019 alla Luiss Guido Carli di Roma (il 70% proveniva direttamente dalla tesi Luiss). Quel 91% emerge dai cosiddetti software antiplagio, da anni e correntemente usati da tutte le università proprio per evitare il fenomeno del «copia & incolla» di ampi brani o di interi documenti.
Come funzionaIl software utilizzato dall' Università Pegaso, parte lesa nell''inchiesta sul presunto plagio della laurea di Maria Rosaria Boccia, (è proprio l'ateneo che ha presentato denuncia) si chiama Turnitin Originality, uno dei più diffusi nel settore in Italia. La logica di Turnitin e degli altri software dello stesso tipo è semplice: il docente carica la tesi nel sistema, il software la confronta con un database che comprende pagine web, pubblicazioni accademiche, articoli, libri e tesi già archiviate di altri studenti. Il risultato è una percentuale di similitudine e un report che evidenzia le singole porzioni di testo coincidenti con fonti esterne, indicando anche da dove provengono. Le citazioni correttamente formattate e le bibliografie vengono trattate in modo separato. L'ultima parola spetta comunque sempre al docente, che valuta se le sovrapposizioni segnalate dalla macchina siano effettivamente un plagio oppure se si tratti di «riusi» legittimi.












