La governance economica di una metropoli internazionale richiede visione strategica, rigore finanziario e una profonda attenzione al tessuto sociale. Una delle figure centrali in questo scacchiere è Emmanuel Conte, assessore al Bilancio, Demanio e Piano Straordinario Casa del Comune di Milano. Laureato in economia politica all’Università Bocconi e con alle spalle una solida carriera nel settore finanziario, Conte ha iniziato il suo percorso politico nel 2016 come consigliere comunale e presidente della commissione bilancio, per poi entrare nel 2021 nella giunta guidata dal sindaco Giuseppe Sala.

In questa vibrante intervista in prima persona, l’assessore traccia le linee guida del “Modello Milano”, raccontando le sfide macroeconomiche, i progetti di rigenerazione urbana come il programma Sfitti e la valorizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II, fino a toccare la sua sfera più intima e personale.

L’intervista completa:

Lei è arrivato a Milano per costruire il suo percorso personale e professionale. Qual è stata la prima intuizione concreta su un modello Milano che è maturato entrando in contatto con la città?

Era il 1996, quindi un bel po’ di anni fa, e più che di un’intuizione mi piace parlare di un’emozione. All’epoca avevo da poco diciassette anni e con il mio amico di sempre, Giovanni, decidemmo di venire a Milano per vedere il concerto di Vasco Rossi del tour Nessun pericolo per te. Dicemmo una piccola bugia ai nostri genitori: la vera idea era goderci la città, farci un’idea del contesto e valutare i test d’ingresso per la Bocconi, università dove sarei andato comunque più tardi, quindi alla fine è andata bene. Quel giorno io e Giovanni facemmo un viaggio bellissimo su un treno Intercity letteralmente pieno di fumatori, di casatielli e di qualsiasi altro genere alimentare. Appena arrivati in stazione chiedemmo un’informazione molto semplice perché cercavamo “la gialla”, la linea numero 3 della metropolitana. Il signore a cui ci rivolgemmo non ci fece neppure finire la frase, ci interruppe e disse solo di seguire la linea gialla e andare. Fu un modo immediato per conoscere l’essenza di Milano: un invito a prendere in mano la tua strada e camminare. Da quel momento siamo cambiati, siamo andati al concerto e la settimana è proseguita in giro per l’Italia, ma proprio in quel frangente ho capito che Milano è una città che ti accetta e ti accoglie se tu per primo ne accetti le regole e giochi come un milanese. Di fatto, esiste un bellissimo libro il cui titolo riassume perfettamente questo concetto: milanesi si diventa.