Con questa formazione lo schieramento di Schlein e Conte può perdere le politiche, manca in termini calcistici un'ala destra che attragga l'elettorato moderato

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A guardare i dati delle elezioni comunali dopo i ballottaggi si ha la sensazione che la vittoria referendaria possa trasformarsi per il campo largo in un miraggio, cioè che possa essere sconfitto nelle politiche tra un anno: i voti di sinistra non bastano; la nuova legge elettorale, corredata da un premio, mette in crisi sul piano concettuale l'idea di "un centro" sospeso tra i due poli; e l'anima moderata del campo largo è polverizzata, balcanizzata, non riesce a darsi un profilo che pesi in quello schieramento sul piano programmatico, che ne ammortizzi le uscite più estreme: la posizione contro l'opzione nucleare in piena crisi energetica e la proposta poi accantonata di una patrimoniale sono due esempi di masochismo politico.Anche il "tre a tre" di ieri nel ballottaggio tra i due poli nei comuni capoluogo non deve trarre d'inganno: il voto rassicura più il centro-destra, senza contare che nella vittoria del campo largo a Trani e ad Agrigento è stato decisivo il voto dei moderati di Italia Viva.Insomma, con questa formazione lo schieramento di Schlein e Conte può perdere le politiche, manca in termini calcistici un'ala destra che attragga l'elettorato moderato. Ed è la ragione del malessere che ha portato una serie di personalità ad uscire dal Pd: dalla Furlan alla Gualmini, dalla Madia alla Picierno. Quest'ultima è un fiume in piena. Il suo addio è un j'accuse. "Ma come si può stare in una coalizione trainata da Conte dove le parole atlantismo, europeismo non hanno cittadinanza?", chiede. "Se resto nel campo largo? Non posso uscire dalla porta principale e restare là. Dovrebbe cambiare la linea ma le primarie sembrano una partita di calcetto. Né a raddrizzare la barca basta il centro che ha in mente Bettini sull'esempio del partito dei contadini polacco. Persone come me lì dentro sono giudicate nemici del popolo grazie a Bonaccini che non ha difeso l'area riformista: fatto il congresso ha fatto l'accordo con la Schlein in nome della ditta. Ormai il partito non dovrebbe chiamarsi Pd ma Pds. Chi resta lì dentro con i miei valori in cambio di un seggio li scorda. Così perderanno le elezioni".Malessere profondo e tanti dubbi. "Per ora resto nel Pd - dice un autorevole esponente del partito in crisi di identità - non so tra sei mesi. L'area riformista nel campo largo è polverizzata. Bisogna veder se fuori dal Pd nascerà qualcosa di serio che non riduca la nostra politica a impulsi identitari e slogan. La più interessata dovrebbe essere la Schlein se vuole vincere".L'unico che per ora vede il pericolo della "polverizzazione" e ci mette la testa è Renzi. "Il problema di un'area riformista non frammentata - spiega - è prioritario se si vogliono condizionare le politiche del campo largo. La casa riformista è il tentativo di costruirla. Come può servire un partito dei sindaci che sia capeggiato alle primarie da un sindaco".