La linea del Nazareno è di rimandare al mittente la tesi di chi sostiene che la coalizione esca ridimensionata
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È un 3 a 3 che per il campo largo non ha il sapore di un risultato positivo. Non è un pareggio riacciuffato nel tempo di recupero quando tutto sembrava perduto. Si immaginavano un risultato pieno senza sfumature, così da rilanciare l'opposizione in vista delle politiche. Pensando di poter far leva sulle difficoltà del centrodestra e sulla vittoria ormai lontana del referendum. E che sia una fase non facile della compagine progressista si comprende dal silenzio dei big per diverse ore. Solo dopo le sette sera rompe gli indugi la segretaria del Pd, Elly Schlein: "Avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine. Su 18 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6 sindaci. Al di là della propaganda di Meloni e Salvini, anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell'alleanza progressista".La linea del Nazareno è di rimandare al mittente la tesi di chi sostiene che la coalizione esca ridimensionata. Escono in serie i membri della segreteria del Nazareno, Igor Taruffi, Sandro Ruotolo e Marco Sarracino. "Per i numeri che abbiamo ottenuto siamo sulla strada giusta" ripetono in coro.Eppure un'analisi accurata dei ballottaggi dice altro. Perché è vero che nella democristiana Agrigento sbanca al botteghino l'ex grillino Michele Sodano, classe '89, una legislatura a Montecitorio già nel curriculum. Ma Sodano è uno degli animatori del movimento Controcorrente dell'ex iena e deputato dell'Assemblea regionale, Ismaele La Verdera. E sulla percentuale monstre che ha ottenuto, oltre il 70%, sarebbero confluiti parte degli elettori della Dc di Cuffaro e della Lega che avevano un loro candidato al primo turno.







