Il private equity non riesce a uscire dal tunnel. Per il terzo anno consecutivo, l’ottimismo di inizio anno si è dissolto sotto il peso di shock imprevisti: il crollo delle valutazioni software legato all’intelligenza artificiale, le tensioni nel credito privato e l’impennata del petrolio innescata dal conflitto in Iran. A fotografare la situazione è l’aggiornamento del Global Private Equity Report 2026 di Bain & Company, che tiene conto anche delle operazioni del primo periodo del secondo trimestre, non solo dei primi tre mesi dell’anno.
I numeri della stagnazione
Dopo una parziale ripresa nell’ultima parte del 2025, il valore dei deal buyout a livello globale è sceso a 173 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, con una stima di soli 145 miliardi per il trimestre in corso, il livello più basso dal 2023. Anche i volumi seguono la stessa traiettoria: circa 700 operazioni attese nel secondo trimestre. Un confronto con appena dodici mesi prima rende la misura del deterioramento: nel primo trimestre 2025 il mercato aveva toccato un picco di 304 miliardi. A rendere il quadro ancora più severo, il cosiddetto “deal cost index” (che combina i multipli di acquisto con il costo del debito, con il multiplo mediano TEV/Ebitda e che in Nord America si è attestato intorno a 10-11 volte) ha raggiunto livelli record assoluti nella storia del settore, comprimendo ulteriormente i margini di rendimento atteso e alzando l’asticella della creazione di valore operativo necessaria a giustificare ogni nuova acquisizione.













