Il mercato delle exit non trova la strada della ripartenza e i portafogli dei private equity invecchiano. Uno stallo che sta creando un problema di liquidità per gli investitori, che non si vedono restituiti i capitali e gli interessi da parte dei fondi. Il 2025 è stato il quarto anno consecutivo in cui sono scesi gli utili dell’industria dei fondi chiusi rientrati nelle casse dei sottoscrittori e i fondi si trovano a detenere circa 3.800 miliardi di dollari di asset non ancora dismessi. Il ciclo virtuoso si è interrotto e tornare sul mercato a raccogliere nuovi fondi è più complesso.
Nel dettaglio le distribuzioni in rapporto al valore patrimoniale netto (NAV) si sono attestate al 14% lo scorso anno, toccando il secondo livello più basso dai minimi della crisi finanziaria del 2008, secondo quanto è emerso da un nuovo report di Bain & Co. La durata della fase negativa risulta inoltre più prolungata rispetto a quella affrontata dal settore in quel periodo.
Gli investimenti
L’altra faccia della medaglia sono gli investimenti: il valore delle operazioni nel 2025 è cresciuto del 44% su base annua, raggiungendo 904 miliardi di dollari, sostenuto da grandi transazioni tra cui il delisting da 56,6 miliardi di dollari di Electronic Arts. Tuttavia ciò ha inciso solo marginalmente sul cosiddetto dry powder, ossia le risorse disponibili per investimenti non ancora impiegate. Il numero complessivo delle operazioni è invece sceso del 6%, a quota 3.018. «Non tutti hanno percepito il 2025 come un grande anno», ha dichiarato Rebecca Burack, responsabile globale della practice private equity di Bain, sottolineando che l’incertezza generata dai dazi del “Liberation Day” annunciati dal presidente Donald Trump ha improvvisamente frenato un’attività di dealmaking che fino a gennaio appariva in forte espansione.







