Private capitalIl valore complessivo delle operazioni nel secondo trimestre è diminuito del 22,8% su base trimestrale, attestandosi a 419,9 miliardi di dollariIl mercato globale del private equity entra nella seconda metà del 2026 con segnali contrastanti. Dopo la vivacità registrata nella seconda parte del 2025, gli investimenti e le dismissioni hanno rallentato nel secondo trimestre, penalizzati dalle tensioni geopolitiche, dall’incertezza legata all’intelligenza artificiale e da un raffreddamento del mercato dei megadeal. Sul fronte della raccolta, invece, i capitali continuano ad affluire a un ritmo sostenuto, ma si concentrano sempre più nelle mani dei grandi operatori, mentre il numero di nuovi fondi chiusi si avvia ai minimi da oltre un decennio.Domande di approfondimento generate da 24Ore AIGli investimentiLa fotografia emerge dal report Global PE First Look – Q2 2026 di PitchBooki, secondo il quale l’attività di investimento ha mostrato un rallentamento nel secondo trimestre dell’anno, principalmente a causa della crescente difficoltà nel raggiungere un punto di incontro tra le aspettative dei venditori e quelle degli acquirenti. Il valore complessivo delle operazioni di private equity a livello globale nel secondo trimestre dell’anno in corso è diminuito del 22,8% su base trimestrale, attestandosi a 419,9 miliardi di dollari. Si tratta del livello trimestrale più basso dal secondo trimestre del 2024. Il numero di deal si è attestato a livello globale a 5.672 in incremento del 2,2%, a significare che sta diminuendo la taglia media delle singole operazioni.Dopo alcuni anni caratterizzati da un rapido aggiustamento dei multipli di mercato, il settore sembra avviarsi verso una fase di stabilizzazione delle valutazioni, ma permane un significativo divario tra gli asset di maggiore qualità e quelli maggiormente esposti alle oscillazioni del ciclo economico. In questo scenario i fondi di private equity stanno privilegiando aziende dotate di modelli di business resilienti, di elevata capacità di generazione di cassa e di solide prospettive di crescita strutturale, con particolare attenzione ai comparti del software, della cybersecurity, delle infrastrutture digitali e dell’healthcare.Le exitUno degli elementi più rilevanti emersi dal report riguarda la persistente difficoltà del mercato delle exit, che continua a rappresentare il principale fattore di freno per l’intero ecosistema del private equity. Sebbene rispetto agli anni precedenti siano emersi alcuni segnali di miglioramento, il numero complessivo di dismissioni rimane insufficiente a garantire un’efficace redistribuzione del capitale agli investitori istituzionali.Molte partecipazioni acquisite durante gli anni caratterizzati da tassi di interesse estremamente contenuti risultano oggi difficili da cedere ai multipli inizialmente previsti, determinando un allungamento dei periodi medi di detenzione degli investimenti. In risposta a queste condizioni, il mercato sta facendo sempre maggiore ricorso a strumenti alternativi quali i continuation fund, le operazioni sul mercato secondario e le ricapitalizzazioni, che consentono ai gestori di generare liquidità senza procedere immediatamente alla vendita degli asset.
Private equity, rallentano investimenti ed exit. La raccolta si concentra sui grandi fondi
Il valore complessivo delle operazioni nel secondo trimestre è diminuito del 22,8% su base trimestrale, attestandosi a 419,9 miliardi di dollari









