HomeMilanoCronacaNel cantiere dei nuovi schiavi. Il primo incontro sindacati-impresa. In 4 già licenziati: vanno tutelatiCaporalato in piazzale Accursio, primi passi per ripristinare la legalità. E i lavori proseguono a pieno ritmo. Restano in cercare i due manager fermati, cercavano di lasciare l’Italia. "Sfruttamento internazionale".Il nuovo consolato sta sorgendo sull’area di 40mila metri quadrati dell’ex Tiro a segno in piazzale AccursioRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciPer la prima volta, da quando sono iniziati i lavori per la costruzione del nuovo consolato degli Stati Uniti nella zona di piazzale Accursio, i sindacati riusciranno a entrare in un cantiere che finora è stato off limits, dietro il paravento dell’extraterritorialità che, a detta della Caddell, avrebbe reso necessario un permesso del Dipartimento di Stato americano per poter accedere. Per giovedì è stato fissato infatti un incontro fra Fillea Cgil, Filca Cisl e FenealUil e l’amministratore nominato dal pm Paolo Storari con il compito di affiancare i vertici della filiale italiana del colosso Caddell Construction Co. Llc. sottoposta dal pm Paolo Storari alla misura del controllo giudiziario per un presunto caporalato e sfruttamento di operai "su scala internazionale". Incontro con i sindacati che si inserisce nel percorso per ripristinare una situazione di legalità, mentre due manager della Caddell (società indagata e difesa dall’avvocato Andrea Puccio) sono in carcere: il turco Ulas Demir, bloccato il 31 maggio all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava cercando di fuggire dall’Italia e raggiungere Istanbul, e l’indiano Aji Appukuttan, considerato il "caporale operativo" e l’"intermediario tra società e lavoratori" nell’indagine sullo sfruttamento della manodopera. Mentre proseguono i lavori in piazzale Accursio, previsti dall’appalto da 200 milioni di dollari, sono almeno quattro gli operai che in questi giorni hanno ricevuto una lettera di licenziamento individuale legata alla fine dell’incarico, con il conseguente invito a fare subito rientro nel loro Paese d’origine.