I musicisti sono pericolosi, per questo cercano di zittirli, arrestarli, emarginarli. La musica può spostare masse, far pensare le persone, persino liberarle. Questo la politica lo sa bene». Parla chiaro Cristina Cusimano, in arte Maria Violenza, cantante, polistrumentista eclettica, nata Palermo nel ’77, cresciuta tra Roma est e la scena indie europea, difficile da rinchiudere in categorie. Unico solco in cui potrebbe riconoscersi il do it yourself inteso come approccio che da sempre caratterizza la sua musica, un miscuglio meticcio di lingue – inglese, francese, arabo, siculo, cui solo di recente si è aggiunto l’italiano – e riff “sporchi”, underground a costruire ballate synth punk di storie che si rincorrono sui beat del basso mandato a loop e una vecchia drum machine. One woman band (si alterna in diversi progetti e collaborazioni) al secondo disco solista, perennemente in tour (prossima data 18 giugno Torino Non Frequenze Festival) in posti occupati, festival, luoghi altri, ibridi, dove la musica resiste: ascoltarla dal vivo un’esperienza ancestrale di suoni analogici, materici che ci riporta a quella sostanza pura alla base del far musica, oggi quasi del tutto inedita, dimenticata. L’abbiamo raggiunta per una chiacchierata.
Maria Violenza: «I musicisti sono pericolosi, per questo cercano di zittirli» | il manifesto
(Visioni) I musicisti sono pericolosi, per questo cercano di zittirli, arrestarli, emarginarli. La musica può spostare masse, far pensare le persone, persino liberarle. Questo la politica lo sa bene». Parla chiaro Cristina Cusimano, in arte Maria Violenza, cantante, polistrumentista eclettica, nata Palermo nel ’77, cresciuta tra Roma est e la scena indie europea, difficile da rinchiudere








