La musica per Daniele Silvestri è un mosaico composto di suoni, melodie, stili diversi. E di tante parole, spesso complesse talvolta lineari. Un metodo compositivo originale e che gli ha consentito nel tempo di ritagliarsi uno spazio importante nel cantautorato italiano, lui nato professionalmente nei primi anni novanta sul declinare della vecchia generazione e l’ingresso di nuovi protagonisti (la cosiddetta scuola romana). Canzoni a sdraio (live in Studio) (Epic Records/SonyMusic Italy) il disco in uscita venerdì 12 giugno va proprio in questa direzione: lo definisce «un atto di fiducia» nei confronti del pianeta canzone. Perché i brani che lo compongono – tranne uno, Sana e robusta costituzione, sono composizioni estrapolate dalla sua consistente discografia.
Pezzi che in qualche modo sono rimasti fuori dai riflettori, ma non per questo minori. Anzi. Per sottolinearne il valore, li recupera in una preziosa veste musicale, registrate dal vivo in studio, ed eseguite in formazione di trio: Silvestri al pianoforte, Marco Santorio al fagotto e alla tromba e Davide Savarese alla batteria e alle percussioni.
RISULTATO? Una riscoperta, perché pur sfrondate da arrangiamenti più ‘lussureggianti’ la sostanza – ovvero la qualità intrinseca – si arricchisce. «Non so neanche se questo album sia nato con un’idea precisa – spiega Silvestri – ci siamo dati un appuntamento io e i due musicisti con cui ormai da un paio d’anni facciamo dei live. È una condizione che ho imparato ad apprezzare molto. È nata anche quella un po’ per caso, quando ti propongono delle situazioni in cui devi inventarti un sistema per essere più agile.












