Ci sono unioni che escono con il buco. Come il titolo del festival di Paideia, “Insieme”, e l’ospite che inaugura l’edizione, Daniele Silvestri, sul palco del Conservatorio “Giuseppe Verdi” (giovedì 18 alle 21) con un concerto acustico sold out. Un connubio di successo. Già. Perché passano gli anni, ma come agli esordi, “il cantastorie recidivo” Silvestri sembra ancora concepire una visione del mondo descritta in un avverbio: “insieme”. Da 30 anni ormai (lo dicevamo che il tempo passa) il cantante romano abbraccia comunità anche quando i suoi testi non rientrano in un evidente impegno sociale - come quello che lo lega ad Emergency - e raccontano relazioni ed esperienze d’amore. Da “L’uomo con il megafono” (del ’95) a “Gino e l’ Alfetta” (2007) fino a “Scrupoli” (2023) passando per “Salirò” (2002), Silvestri è il cantautore della partecipazione civile. “Insieme” per lui è più di una parola. È una legge, una norma. Un diritto.

Silvestri come sta: pronto per Paideia?

«Spero di sì. Ho appena finito, a Roma, quattro serate per ripercorrere il lavoro fatto fin qui. Mi hanno regalato una carica incredibile e ora ho un inevitabile down. Certo, quest’anno, sul palco è stata un’esperienza diversa».