Schierarsi politicamente su temi sociali e politici vale per tutti? Gli attori, cantanti, artisti del mondo dell’arte hanno voce in capitolo? In un momento in cui il mondo è devastato dalle guerre e con l’amministrazione Trump, spesso in prima fila ad accendere focolai e conflitti, non ultimo in Iran, è giusto tacere? Sono tutti interrogativi che, in questi giorni, si sta ponendo l’opinione pubblica, specie dopo le parole di Francesco De Gregori che hanno sollevato un vespaio di polemiche.

“Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo, che quindi ha una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali di guerra perché tutto ciò tutto che ci sta intorno va analizzato con estrema cura”, sono state le parole del cantautore.

Poi ha aggiunto: “Un proclama buttato giù da un palco o anche scritto in un appello mi lascia abbastanza indifferente. Non sono per gli artisti che vogliono sensibilizzare il loro pubblico, ma perché perché non sono abbastanza sensibili per conto loro? C’è bisogno che Springsteen dica che è contro l’amministrazione Trump? Non credo, ma è un ruolo che non mi sento di condividere. Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele. Non do lezioni, visto che io anche ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’, il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo, che titoli ha per farlo?”.