Il cantautore romano aveva detto di provare imbarazzo per certi personaggi dello spettacolo che si schierano «in maniera netta» su questioni internazionali. Cosa ne pensa il Komandante dopo giorni di polemiche: la scelta dei brani nel suo nuovo tour

Prendere posizione non è mai stato un problema per Vasco Rossi, e lo si capisce subito dalla scaletta del nuovo tour, che ha debuttato allo stadio di Rimini. Come racconta Andrea Laffranchi sul Corriere della Sera, inviato per la “data zero”, il concerto si muove da «Vado al massimo» a «Un mondo migliore», prima e ultima canzone, due titoli proiettati a caratteri cubitali sui megaschermi che riassumono tutto il Vasco-pensiero. L’avvio è una provocazione, look punk compreso: «Vado al massimo» non veniva eseguita dalla fine degli anni Ottanta. «L’avevo scritta per quelle facce ingessate, quel mondo ipocrita e bigotto che non è morto, anzi è aumentato e quindi torno a cantarla», ha spiegato dietro le quinte. Per il debutto romagnolo doppia data, con un soundcheck gratuito riservato a 25 mila iscritti al fan club più altrettanti spettatori, e davanti ci sono ancora nove appuntamenti.

Le canzoni del Komandante contro il potere e la guerra

La sua posizione sui temi che secondo lui contano davvero, Vasco la affida ai brani, e durante lo show non la nasconde. Su «Fegato spappolato» le chitarre picchiano e lui rincara: «La droga è droga e anche il potere lo è. Quindi quelli al Governo sono dei drogati di m…». A metà serata tocca all’antimilitarista «(Per quello che ho da fare) Faccio il militare», con il verso «non siamo mica gli americani… che loro possono sparare sugli indiani», sostenuto da percussioni da marcia e da un soldato-burattino che ghigna dai maxischermi. A seguire «Gli spari sopra», dedicata «a tutti i farabutti che governano questo mondo», e «C’è chi dice no». Il senso lo mette in chiaro lui: «Le canzoni parlano per me, io sono le mie canzoni. E si vede chiaramente la posizione che hanno: contro il potere, arrogante e prepotente, contro la legge della giungla che sta tornando d’attualità». Poi l’affondo sulla politica internazionale: «Ci sono sociopatici alla guida di potenze enormi che scatenano guerre per i loro esclusivi interessi personali e finisce per pagare la popolazione civile».