L’edilizia è uno dei settori in cui è maggiore la presenza di forza lavoro migrante maschile. Lo scorso anno, secondo i dati delle Casse Edili ed Edilcasse, almeno il 39,5% dei lavoratori nei cantieri era di origine straniera, con provenienza da 18 paesi diversi. «Dietro l’inserimento dei nuovi arrivati si nascondono spesso rischi di mancata formazione, sfruttamento e caporalato – ha detto la Fillea Cgil – Bisogna trovare una strada comune per combattere la frammentarietà dell’occupazione e la solitudine delle persone». Per il sindacato occorre per prima cosa «ripensare le politiche di accoglienza a livello nazionale ed internazionale». Per questo la Fillea si riunirà a Pozzallo, in provincia di Ragusa, con gli attivisti sindacali dell’area euromediterraneo.
«Vogliamo dare voce a chi non vuole arrendersi alle morti di frontiera e alla criminalizzazione delle persone in movimento», ha spiegato il segretario generale del sindacato, Antonio Di Franco. L’obiettivo di “Uniti sotto lo stesso casco” è la costruzione del Forum sindacale migranti euromediterraneo. La scelta del luogo non è casuale: «Pozzallo rappresenta uno dei principali punti di sbarco nel Mediterraneo», ha specificato il leader del sindacato degli edili. «Il mondo dell’edilizia sta cambiando per la presenza di tanti cittadini di altri paesi, la tenuta dei diritti nei cantieri passa da quanto saranno rispettati i lavoratori migranti – ha continuato Di Franco – Più saranno sfruttati e sottopagati, più saranno sottoposti a ricatto e disponibili a fare qualsiasi cosa, arretrando nelle condizioni vanificando avanzamenti importanti e diritti acquisiti».










