Prima attaccato e poi riformulato, ma lo scontro rimane aperto. Alla fine cambia l'emendamento dei relatori al decreto lavoro, con le norme sul salario giusto, e salta il riferimento ai contratti minori equivalenti per gli incentivi alle assunzioni. Le polemiche però non si placano. Il testo, dopo l'esame in commissione alla Camera, arriva domani in Aula con la fiducia.

Dopo le forti critiche sollevate in maniera compatta da Cgil, Cisl e Uil e dall'opposizione, che in tarda mattinata ha anche abbandonato l'esame in commissione, l'emendamento presentato dai relatori di maggioranza, Tiziana Nisini (Lega), Walter Rizzetto (FdI) e Chiara Tenerini (FI), è stato riformulato: nella nuova versione votata, rimane la parte sul Trattamento economico complessivo (Tec) che si compone delle voci retributive e anche del welfare contrattuale ma in entrambi i casi si aggiunge il richiamo esplicito ai contratti collettivi sottoscritti dalle sigle maggiormente rappresentative. Salta invece la parte sui contratti equivalenti, ovvero quei contratti minori che assicurando un trattamento economico complessivo equivalente, appunto, ai contratti leader, potevano accedere comunque ai bonus per le assunzioni. La nuova versione non smorza il no delle opposizioni, secondo cui non si chiude affatto la porta ai contratti pirata (punto su cui erano insorte anche Cgil, Cisl e Uil lamentando peraltro l'invasione di campo sulle regole del sistema contrattuale, sui cui è in corso un confronto tra le parti sociali).