Il governo fa un passo indietro sulla norma che riapriva la porta ai contratti firmati da sindacati non rappresentativi. E incassa così il via libera della commissione Lavoro della Camera che ha votato il mandato ai relatori a riferire in Aula sul decreto Primo maggio, con le norme sul “salario giusto” e gli incentivi all’occupazione. Il testo è atteso domani in Aula con la fiducia. Dopo le proteste delle opposizioni e dei sindacati confederali, nella riformulazione dell’emendamento dei relatori scompare il principio di “equivalenza” che avrebbe consentito anche alle aziende che applicano contratti pirata di accedere agli incentivi per le assunzioni previsti dal provvedimento.

Si tratta della parte più contestata della modifica presentata nei giorni scorsi dalla maggioranza, in base alla quale per ottenere i benefici sarebbe bastato dimostrare che il trattamento economico garantito ai lavoratori fosse equivalente a quello previsto dai contratti firmati dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Una soluzione sostenuta nei mesi scorsi dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ma criticata dai sindacati confederali, che vi vedevano il rischio di una legittimazione indiretta dei contratti da fame. La nuova versione dell’emendamento elimina completamente quel passaggio e torna ad ancorare il meccanismo ai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.