Critiche pesanti - in prima fila Cisl e Cgil - per l’emendamento dei relatori di maggioranza al Decreto primo maggio.

Una modifica che inserisce sullo stesso piano voci retributive e welfare aziendale nella definizione del trattamento economico complessivo per il salario giusto.

E che alla luce della definizione di “trattamento economico complessivo” prevede che anche i contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacali meno rappresentative abbiano accesso agli incentivi per le assunzioni con il salario giusto.

Il cosiddetto salario giusto, insomma, non è valutato solo sulla paga base del lavoratore, ma «si compone di tutte le voci retributive fisse e continuative, dirette, indirette e differite, comprese le mensilità aggiuntive e le indennità contrattuali fisse e continuative, nonché le prestazioni di welfare contrattuale riconosciute alla generalità dei dipendenti».

Dura la Cisl, che ha alzato la voce verso il Governo con la segretaria Daniela Fumarola.