Arezzo di qua, Agrigento di là; Macerata di qua, Chieti di là. Lecco di qua, Trani di là. I partiti si godono la loro giornata di corrida elettorale anche se lo stadio è sempre più vuoto, e l’astensione sfiora ormai la metà dell’elettorato. Ma non lasciatevi ingannare dai festeggiamenti del «pareggio»: la politica italiana è tornata immobile, e rischia di diventare di nuovo instabile. Sembra quasi una contraddizione delle leggi della fisica: ciò che non si muove, infatti, dovrebbe quantomeno godere di una certa stabilità.La società italiana, peraltro, è tutt’altro che immobile. Mai come adesso sembra calzare al nostro Paese l’antica metafora del calabrone: ha un corpo così pesante che sembra impossibile riesca a volare con ali così piccole. Quelle ali sono il nostro sistema produttivo, una rete di aziende e lavoratori, in imprese spesso piccole o micro, che non perdono tanto tempo con la politica essendo impegnati ogni giorno a far di conto. Se nelle attuali condizioni davvero faremo alla fine dell’anno lo 0,7% di crescita di Pil, sarà stato un loro «miracolo». Una vitalità che d’altronde riguarda anche le aziende più grandi: lo stesso sistema bancario italiano sta dando segnali di voglia di crescere e di ambizione europea, dietro le sue partite a Risiko.
Tre intese possibili per l’Italia
Legge elettorale, politica estera, energia: le emergenze da affrontare per del voto per le Politiche del prossimo anno












