Le urne di domenica e lunedì non hanno ancora parlato, ma gli sguardi, nei quartieri generali partitici, sono fissi sui ballottaggi di domenica 7 e lunedì 8, e non solo e non tanto per gli scenari possibili di oggi, quanto per le ombre che si allungano sul domani, attraverso i segni e i simboli che potrebbero scorgersi in controluce. Ci sono infatti due opposti casi, in particolare, che sussurrano a centrodestra e centrosinistra. A destra si osserva Vigevano — dove Futuro Nazionale, la forza del generale Roberto Vannacci, grazie a un 14 per cento al primo turno, potrebbe mostrare in anteprima a Giorgia Meloni, a Matteo Salvini e ad Antonio Tajani (Forza Italia tra l’altro esprime il candidato sindaco) la propria capacità di muoversi da ago della bilancia. A sinistra, invece, ci si concentra su Arezzo, dove il candidato centrista, il civico Marco Donati, sostenuto da Azione, ha preso il 20 per cento di voti che ora servirebbe per vincere al candidato di centrosinistra Vincenzo Ceccarelli, superato per 11,45 punti percentuali dal candidato di centrodestra Marcello Comanducci (solo che Carlo Calenda non ha schierato il partito che combatte quelli che chiama “bipulismi”, lasciando libertà di voto). Ed è vero che, dopo la sconfitta a Venezia, i giochi si sono complicati sul piano delle prove generali di tenuta – di linea e alleanze – per un Pd messo alla prova dal rischio di non spiccare il volo nei consensi e dalla concorrenza sempre più tonitruante del M5s di Giuseppe Conte in vista delle molto probabili primarie (non per niente Davide Baruffi, assessore al Bilancio per la Regione Emilia-Romagna e fedelissimo della segretaria Elly Schlein, ieri neppure voleva commentare l’addio al Pd della vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, concentrato com’è a testa bassa sui ballottaggi). Ma è anche vero che il centrodestra deve pensare proprio ora, tanto più a legge elettorale in fieri, a come comportarsi con la destra-destra di Futuro nazionale, creatura vannacciana dagli annunci roboanti e dai consensi in crescita. Intanto, negli ultimi dieci giorni, Schlein si è portata fisicamente nei territori interessati per portarsi avanti (della serie: mettiamo già in atto un atteggiamento di “ascolto”, specie sui salari, problema reale e virtuale tormentone del duetto Schlein-Landini, già in tandem per arginare Conte).Si vota anche ad Agrigento, Chieti, Lecco, Macerata e Trani, e i centristi, fatta eccezione per Chieti, sono comunque decisivi. Ma sono Vigevano e Arezzo a fornire possibili lezioni e a scomodare anzitempo analisti e sondaggisti. Elementi del caso Vigevano: un crollo (anzi tonfo) della Lega, precipitata al 9 per cento dopo aver governato per 16 anni di seguito; l’ascesa del candidato vannacciano Furio Suvilla (che al primo turno, a sorpresa, è volato come si diceva al 14 per cento); le tensioni concentriche conseguenti, con il leader leghista Matteo Salvini che, a un certo punto, ha fatto balenare l’idea di commissariare il partito a Pavia. Fatto sta che la gara di domenica prossima tra la candidata di centrosinistra Rossella Buratti e il candidato di Forza Italia Paolo Previde Massara potrebbe essere decisa dai voti in bilico tra astensione e centrodestra, e cioè dal tesoretto dei Vannacci. Ad Arezzo, invece, i civici si sono divisi rispetto alla decisione di appoggiare al ballottaggio il candidato di centrosinistra Vincenzo Ceccarelli, dopo l’exploit di Donati. Candidato che, dopo l’uscita di scena, forte del 20 per cento, non ha dato indicazioni di voto. Risultato: il liberi tutti ha messo in crisi gli esponenti della coalizione civica a lui vicini. Per alcuni, infatti, tra i due litiganti è comunque sempre meglio il centrosinistra, da cui l’endorsement per Ceccarelli. Ma per Azione, per così dire, non esiste proprio: i calendiani hanno diramato una nota per sottolineare il “no” agli apparentamenti last minute. Ed è così che, nel Pd, da un lato, e tra leghisti, meloniani e azzurri, dall’altro, si gira attorno all’ipotetico pallottoliere che lunedì, dopo le 15, a urne chiuse, darà forse un suo profetico responso in prospettiva.
Vigevano e Arezzo, gli opposti casi di ballottaggio che inquietano le coalizioni
Tra vannacciani, calendiani e liste civiche, il voto locale presenta il conto ai partiti maggiori: dalla Lega in caduta nel comune lombardo, al 20 per cento senza indicazioni di voto in quello toscano










