È stata depositata oggi al Tribunale per i minorenni dell'Aquila la perizia finale della consulente tecnica d'ufficio sul caso. In circa 50 pagine, la psichiatra Simona Ceccoli difende il lavoro svolto durante i test psicologici, insieme con la collega Valentina Garrapetta, nei confronti di Nathan Birmingham e Catherine Trevallion. Ora i giudici hanno a disposizione un mese per prendere una decisione

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Cinquanta pagine per ribadire la correttezza del lavoro svolto e auspicare nuove condizioni per il rientro a casa dei bimbi. La perizia finale sulla 'famiglia del bosco' mette un primo punto nell'ormai lunghissima vicenda giudiziaria che accompagna la coppia anglo-australiana e i loro tre figli. La consulente tecnica d'ufficio, Simona Ceccoli, ha depositato al Tribunale dei minorenni dell'Aquila l'ennesimo faldone da 50 pagine che va ad arricchire la prima bozza e le controdeduzioni di parte ribattendo, punto su punto, alle criticità sollevate dalla difesa dei coniugi Birmingham-Trevallion.

La psichiatra: "Valutazione di come lo stile di vita dei genitori ha inciso sui bimbi"

Ma non solo, la psichiatra torna a ribadire che l'attività svolta non è stata "una valutazione dello stile dei vita dei genitori in sé", ma un'analisi dell'"eventuale incidenza che il loro stile di vita educativo può avere sul crescere psicologico, educativo, affettivo e relazionale dei minori". "Prendo atto del ripetuto auspicio della consulente di un precoce e positivo ricongiungimento della famiglia, nell'interesse dei minori e del recupero delle relazioni familiari", è l'unico commento del neo-avvocato Simone Pillon. I periti di parte, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, vanno invece al contrattacco e spiegano che la psichiatra "avrebbe dovuto distinguere tra difficoltà pregresse, effetti del collocamento, trauma da separazione, stress procedimentale e fattori ambientali sopravvenuti". "Questo - scrive Cantelmi - resta non risolto".